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Professioniste sì ma con il sorriso

Ho appena terminato il libro di Lois P. Frankel, consulente e psicologa che nel volume  “Le brave ragazze non fanno carriera” descrive gli errori più comuni che le donne commettono nella sfera professionale. Sono ben 101 gli errori che l’autrice elenca e che ogni giorno noi donne riusciamo, senza neanche tanto impegnarci, a commettere alle nostre scrivanie e con i nostri colleghi. Alcuni esempi sono  il non riuscire ad esprimere le nostre idee apertamente, lasciare che siano sempre gli altri a prendersi i meriti, sminuire i nostri traguardi, renderci invisibili agli altri invece di instaurare dei rapporti che potrebbero essere utili in ambito lavorativo, non “disturbare” o “eccedere” con le nostre richieste. Questi comportamenti sono per la maggior parte frutto della socializzazione a cui siamo state esposte, ossia dell’educazione che ci è stata impartita sin da piccole.

Le brave ragazze non fanno carrieraTra i 101 consigli che la consulente dà, ve ne sono però alcuni che mi hanno lasciato un po’ perplessa. Ecco degli esempi:
le gambe? Mai accavvalate
perchè entrambi i piedi devon essere ben saldi a terra per dimostrare forza e stabilità emotiva!
Basta con quei sorrisi da ragazzina incapace di ricoprire ruoli autorevoli! Se per caso avete una ciglia che vi è finita nell’occhio dovete lasciarla là perchè  toglierla vi renderebbe vulnerabili ed infantili.
I capelli? Per carità non toccateli! Se vi sistemate una ciocca dietro l’orecchio, tutti vi vedrebbero come una adolescente dolce e docile e da sottomettere.

Questi sono solo alcuni esempi più divertenti, ma in generale si può dire che la professionista e la donna in carriera descritta da Lois P. Frankel sembra essere un automa,  noiosa, omologata, fredda e senza anima, quasi a volere inseguire l’ideale di un Gordon Gekko in gonnella.
Penso invece sia più giusto pensare donne in carriera, professioniste, determinate, volenterose e tenaci ma, anche, uniche nel rispetto di quello che sono, del proprio modo di essere e nel rispetto anche degli altri, in questo caso colleghi ed ambiente di lavoro.

Alcune osservazioni e suggerimenti dell’autrice possono essere sicuramente utili e validi ma, messe così tutte insieme in un unico libro, rischiano di mortificare il potenziale e le peculiarità della donna in ambito lavorativo.

[Post Soundtrack “Let the river run” – Carly Simon]

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