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Marketing di ieri, marketing di oggi

Avrei voluto tanto utilizzare questo video del bellissimo serial Mad Men per annunciare l’evento del Primo Lunedì di stasera ma, purtroppo, l’utente non ha permesso l’embedded del video.
I tre minuti sono ambientati in un club e mostrano un breve scambio di battute tra un pubblicitario ed il cameriere che gli sta servendo da bere. Dal colloquio emergono alcuni concetti interessanti del mondo comunicazione: ascolto del target, rumor e buzz sul prodotto, attenzione per i consumer insight.
Nel video tutto avviene in un fumoso club degli anni ’60 mentre oggi tutto ciò avviene in un contesto ben più ampio: il web.

Di questo e di altri cambiamenti del mondo della comunicazione parleremo stasera all’incontro organizzato dal Primo Lunedì.
Saranno presenti il Prof. Leonardo Buzzavo dell’Università degli studi di Venezia Ca’ Foscari, Miriam Bertoli, Cristiano Nordio di 4Marketing e il Prof. Umberto Collesei.

Per maggiori informazioni date un bel click forte qui.

[Post Soundtrack Vogue –  Madonna]

 

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Embrace Life, più di uno spot

Tra i migliaia di spot televisi che ci vengono propinati ogni giorno si nascondono alle volte dei piccoli gioiellini che – per contenuti, messaggi e tecniche di ripresa – non meriterebbero di vedersi incastrati tra la pubblicità di pannolini per bebè e quella del tonno in scatola.
Lontani dalle prime reclamè in cui la ripetititivà del messaggio era la chiave per entrare nella testa – e nel carrello – del pubblico, oggi la pubblicità è in grado di stupire proponendo atmosfere, emozioni e metafore nuove.

L’ultimo che mi ha colpito è quello della Sussex Safer Roads Partnership che sensibilizza all’utilizzo delle cinture di sicurezza in modo estremamente poetico.
Il concept è molto semplice e rimanda alla metafora del gioco: il mimo del padre, l’esplosione di perline colorate, il vestitino della bimba ed il gesto di madre e figlia nel tentativo di salvare il papà.
Sconsiglio di scorrere velocemente con la barra per visualizzare i punti salienti dello spot perchè, come le cose belle, va assaporato lentamente in ogni suo istante.

Il lato smart della “Be Stupid Philosophy”

In questi ultimi giorni è davvero facile imbattersi nelle affisioni pubblicitarie che riportano il messaggio “BE STUPID”.
A qualche settimana dal lancio di questa nuova campagna Diesel (dell’agenzia londinese Anomaly) non so ancora definirla: smart o stupid?

Innanzitutto, è necessario precisare il significato inedito di cui è stato caricato il termine stupid.
All’interno della campagna stupid identifica colui che si espone, che agisce e che si mette in gioco  con le proprie azioni; al contrario, lo smart decide di non agire e si limita a criticare e discutere le azioni degli altri.
To be stupid vuole dire, dunque, essere coraggiosi, capaci di scomettere su sé stessi e di vivere fino in fondo. Il be stupid identifica il nuovo anti-heroe creativo moderno che – lontano dal look ricercati e da mondanità superflue –  fa cavolate, si nutre di junk food ed affronta la vita in modo dinamico, ironico e irriverente.
Rovesciato il significato dei due termini, la Diesel lancia un appello esortando i consumatori ad essere stupid mostrando il loro potenziale creativo ed inviando dei video che lo rappresenti.

La campagna può piacere o meno, ma non può lasciare indifferenti.
Che venga considerata smart o stupid, alla Diesel poco importa perchè il mix si sta rivelando una mossa molto intelligente a livello di immagine e marketing.
Diesel viene sempre più associata così all’immagine del creativo fuori dagli schemi e la stupid philosophy è un modo alternativo e non ancora visto per stimolare le persone a partecipare all’ennesimo concorso che, in cambio della loro creatività, regala  l’illusione dei 15 minuti (oggi li chiamerei i 15 link) di gloria.

Qui il video che riassume la Stupid Philosophy.