I support Berlin ♥


“Berlino è oggi come era New York negli anni ’80, Londra negli anni ’60 e Parigi negli anni ’20, tutte città che hanno saputo attrarre artisti e creativi diventando dei veri e propri centri pulsanti di nuove concezioni culturali e correnti artistiche…Ora queste città vivono delle echi di quello che erano in passato” 
durante l’intervista le parole di Barbara Fargogna – artista e curatrice del centro culturale Tacheles – mi avevano fatto pensare al motivo per cui avevo deciso di tornare a Berlino la seconda volta in un anno. La sua atmosfera unica, le sue strade “vissute”, i locali con i cartelli “Please remember to go home“.. tutte cose che dentro di me temevo potessero sparire da un momento all’altro e che avevo voglia di rivedere e vivere di nuovo.
Durante la mia ultima gita a Berlino ho avuto la fortuna di avere Barbara come guida al Tacheles, il centro culturale della città oggi a rischio di chiusura.
In questa intervista (http://bit.ly/LqS1VJ) ho raccolto quanto ha raccontato Barbara ed avrete la possibilità di leggere che cosa ne sarà del Tacheles, di sicuro uno dei centri d’arte più unconventional che l’Europa abbia visto nascere negli ultimi 30 anni.

WE SUPPORT TACHELES :)
with Barbara Fragogna (a destra nelle foto, scattate nel suo studio al 3° piano del Tacheles)
+ Lara (che ha realizzato gli scatti e mi ha sopportato durante i 4 gg a Berlino)

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Il dark side della tesi sull’imprenditoria moderna

Nero opaco e con i caratteri color tortora.
La cromia non aveva incontrato i gusti del tipografo che avrebbe preferito un bel blu o verde come colore per la copertina della mia tesi di specialistica. Io invece la volevo proprio così: nera, come le notti d’estate che avevo passato a scrivere, con il font grigio tortora, come i cieli di Copenhagen e Londra dove avevo vissuto e dove avevo raccolto le interviste di tanti imprenditori che sarebbero poi confluite nella tesi.

“Actics: nuova imprenditoria e comunicazione nella New Economy” parla del distruttore creativo descritto da Schumpeter, del nuovo  proletariato creativo di stampo Marxista, della Rete di Castells e delle conseguenze di questa individuate da Kelly, della classe creativa di Florida e della nuova economia etica individuata da Arvidsson, docente che mi ha seguito e consigliato durante la stesura della tesi.

Era il 2007 e mi trovavo a Copenhagen, capitale che quell’anno Monocle avrebbe messo al primo posto nella classifica “The world’s top 25 liveable cities” e che la Commissione Europea avrebbe poi inserito al 5° posto tra le capitali mondiali più innovative nel campo imprenditoriale.
In quel periodo in Italia pronunciare parole come startup, digital entrepreneur o proletariato creativo avrebbero suscitato un aggrottamento della fronte di buona parte degli interlocutori.

Sono passati 5 anni e proprio oggi, mettendo in ordine le infinite scatole del trasloco di Novembre, mi ricapita tra le mani la stessa copertina nera opaca. Le cose sono cambiate e termini come digital economy,  startupper e creative class non sono più così estranei.
Ho comunque pensato di pubblicare nei prossimi giorni un breve abstract della tesi sperando che possa aiutare a capire l’evoluzione del concetto di imprenditoria per chi non l’ha ancora ben chiaro o semplicemente coglierne il background sociologico per chi è invece già del settore.

[Post Soundtrack “Hold Nu Kay” – JaConfetti]

“Life is in Beta! Factory” Opening

"Life is in Beta! Factory" Opening_2Dopo 8 mesi di ristrutturazione, di mattonelle, fili ed operai è stato finalmente inaugurato “Life is in Beta! Factory”, lo spazio-casa-lavoro, creativo, brainstormoso, multicultural e anche un po’ crossfescion di Padova. Per il party di inaugurazione ho pensato di coinvolgere due persone conosciute di recente: Paolo, responsabile del marchio di abbigliamento ed accessori Mucca Fashion Wear by Matley, ed Alessandro Pinton, massaggiatore e ricercatore del se’.
Con il loro aiuto la casa si è trasformata in un temporary spa & shop.

"Life is in Beta! Factory" Opening_laura_sicoloNel corso della festa i presenti hanno potuto sciogliere le tensioni accumulate durante la settimana grazie alle sapienti mani di Alessandro. Creato un ambiente intimo ed accogliente in una delle stanze della casa, Alessandro ha accompagnato alcuni di noi in un viaggio interiore con massaggi e pressioni sul corpo. Altri ospiti hanno invece preferito darsi allo shopping con i consigli e l’estro di Paolo che – tra uno stuzzichino ed un bicchiere di buon vino – ci ha presentato l’ultima collezione Mucca Fashion Wear di cinture, borse ed anelli che (ve lo assicuro) non passano inosservati.
Il giusto mix di persone, l’ottimo cibo, candele, cuscini e animali gonfiabili scorrazzanti per casa hanno fatto il resto.

NB: Purtroppo lo spazio non ha permesso a me e Federico di invitare tutte le persone con cui avremmo voluto condividere questo momento. Nessuna paura, la Factory rimane aperta per gli amici per chiacchiere di progetto, incontri-scontri intellettuali e scambi di idee. A presto!

[Post Soundtrack “Plasticities” – Andrew Bird]

"Life is in Beta! Factory" Opening_Muca_Alessandro_Pinton"Life is in Beta! Factory" Opening_animal balloons

"Life is in Beta! Factory" Opening_Muca_Fashion_Wear

Insonnia 2.0

Complici il caldo tropicale e tanti stimolanti progetti per la testa, in questi giorni mi è purtroppo difficile prendere sonno.
Contate tutte le pecore presenti da qui all’Australia, ho così deciso di affrontare questo momentaneo disturbo ricorrendo alla tecnologia ed al web. Raccolgo in questo post i rimedi 2.0 che ho trovato in rete affinchè possano essere di aiuto ai geek (e non) che del letto, a volte, proprio non sanno che farsene.

1 – Il tentativo: Il pc.
Ok, se non dormo a questo punto rispondo a qualche mail, leggo quel post che ho segnato, scorro lo stream-tweet di Dania fino a che Morfeo non si accorge che si è dimenticato di me e mi viene a prendere”. Niente di più sbagliato. Lo sapevate che i monitor di pc, tablet e compagnia bella emettono luce LED nello spettro del blu bloccando la secrezione della melatonina, ormone che regola lo stimolo al sonno? Bye Bye pc dunque, ma la tecnologia può venirci in aiuto in altri modi..

2 – Mobile Application:
..uno di questi sono appunto le App. Ormai ci sono App davvero per tutto, anche quelle per riposare sereni e dormire come dei bimbi. La mia preferita si chiama Relax and Sleep: un player di 35 suoni da mixare per creareRelax and Sleep suggestive colonne sonore e rendere più semplice e breve il viaggio verso  il mondo dei sogni. Le tracce ed i mix creati possono essere salvati, aggiunti ai preferiti ed impostati con un timer affinchè l’esecuzione si chiuda dopo un tot (possibilmente con voi dormienti). Alcuni di questi suoni?
Gabbiani, onde, oceano, pioggia estiva, cicale, fusa feline..
Personalmente adoro il “canto dei monaci” con un leggera “pioggia” di sottofondo…un’atmosfera mistica!
L’app è disponibile per Android ma di sicuro qualcosa di simile esiste anche per iPhone.

3 – Streaming online: 
ITunes propone alcuni podcast ambient mica male, così come i tag #sleepy e #calm di Stereomood possono rilassare mente e corpo.Stereomood MoodTurn permette invece di scegliere tra diversi temi, ciascuno con musica ed immagini coordinate, potete dunque decidere di addormentarvi su una bella spiaggia, oppure immersi in un bel giardino fiorito

Toc, Toc… Bussano alla porta che strano.. sono le 3.56, chi può essere?
Ah, eccolo, Morfeo! Alla fine si è ricordato di me anche questa notte…

[Post Soundtrack “Goodnight and go” – Imogen Heap]

[“APP”].eritivo @RetroCamera

Eravamo in tanti lo scorso mercoledì a Padova per l’ [“APP”].eritivo… tutti un po’ pazzi, curiosi e pieni di idee. Abbiamo parlato di mobile, di app, di Foursquare, di Gowalla ma anche di noi, delle nostre idee e progetti.
Qui il racconto in foto della serata che abbiamo trascorso insieme e che ha reso sicuramente alcuni di noi foolish ancora più hungry.
Apperitivo Padova


[Post Soundtrack “Angry Birds Soundtrack”]

Professioniste sì ma con il sorriso

Ho appena terminato il libro di Lois P. Frankel, consulente e psicologa che nel volume  “Le brave ragazze non fanno carriera” descrive gli errori più comuni che le donne commettono nella sfera professionale. Sono ben 101 gli errori che l’autrice elenca e che ogni giorno noi donne riusciamo, senza neanche tanto impegnarci, a commettere alle nostre scrivanie e con i nostri colleghi. Alcuni esempi sono  il non riuscire ad esprimere le nostre idee apertamente, lasciare che siano sempre gli altri a prendersi i meriti, sminuire i nostri traguardi, renderci invisibili agli altri invece di instaurare dei rapporti che potrebbero essere utili in ambito lavorativo, non “disturbare” o “eccedere” con le nostre richieste. Questi comportamenti sono per la maggior parte frutto della socializzazione a cui siamo state esposte, ossia dell’educazione che ci è stata impartita sin da piccole.

Le brave ragazze non fanno carrieraTra i 101 consigli che la consulente dà, ve ne sono però alcuni che mi hanno lasciato un po’ perplessa. Ecco degli esempi:
le gambe? Mai accavvalate
perchè entrambi i piedi devon essere ben saldi a terra per dimostrare forza e stabilità emotiva!
Basta con quei sorrisi da ragazzina incapace di ricoprire ruoli autorevoli! Se per caso avete una ciglia che vi è finita nell’occhio dovete lasciarla là perchè  toglierla vi renderebbe vulnerabili ed infantili.
I capelli? Per carità non toccateli! Se vi sistemate una ciocca dietro l’orecchio, tutti vi vedrebbero come una adolescente dolce e docile e da sottomettere.

Questi sono solo alcuni esempi più divertenti, ma in generale si può dire che la professionista e la donna in carriera descritta da Lois P. Frankel sembra essere un automa,  noiosa, omologata, fredda e senza anima, quasi a volere inseguire l’ideale di un Gordon Gekko in gonnella.
Penso invece sia più giusto pensare donne in carriera, professioniste, determinate, volenterose e tenaci ma, anche, uniche nel rispetto di quello che sono, del proprio modo di essere e nel rispetto anche degli altri, in questo caso colleghi ed ambiente di lavoro.

Alcune osservazioni e suggerimenti dell’autrice possono essere sicuramente utili e validi ma, messe così tutte insieme in un unico libro, rischiano di mortificare il potenziale e le peculiarità della donna in ambito lavorativo.

[Post Soundtrack “Let the river run” – Carly Simon]

An Education, mine

Dopo tanto tempo sono finalmente riuscita a vedere An Education.
Tratto dalle memorie della giornalista inglese Lynn Barber e riadattato da Nick Horby (autore di About a boy, High Fidelity), il film racconta la storia di una giovane e brillante studentessa che – conosciuto un uomo più maturo – rimane così affascinata dal suo stile di vita da mettere in crisi le certezze della ragazza e quello che pensava essere giusto per la sua vita. Un elemento esterno, l’uomo amato e  non poi così fidato, stava cambiando le sue priorità ed il sogno di entrare nella prestigiosa Oxford University.

Locandina An Education

In questi giorni ho steso la lista delle mie priorità per il 2011 e, facendolo, mi sono fatta alcune domande sulla mia education. Ho ripreso in mano la lista dei propositi del 2010  e l’ho confrontata con quella appena stesa.  Ho così piacevolmente constatato che quest’ultima è molto più bilanciata rispetto  a quella dell’anno precedente e si distingue per un grande equilibrio tra obiettivi professionali e personali. Un piccolo passo in avanti insomma per emanciparsi dalle aspettative altrui e dalle imposizioni sociali che ci costringono, alle volte, ad allontarci da come siamo realmente.
Quest’anno ho ascoltato più me stessa e l’educazione è mia, più che mai.

[Post Soundtrack “Sweet Nothin’s” – Brenda Lee]